Solo non significa solitario

by di Joyce Meyer

Solo non significa solitario

Uno dei principali problemi che affliggono tante persone oggigiorno è la solitudine. In tutto il mondo incontro sempre più persone che chiedono aiuto e consigli su come gestire la solitudine nella propria vita.

Nella Bibbia, Dio ci dice che non siamo soli. Egli desidera liberarci, consolarci e guarirci. Tuttavia, tante persone che vivono delle grandi perdite nella propria vita purtroppo non riescono più a superarle. Quando una persona o una famiglia è colpita da una tragedia, il dolore sembra insopportabile. Senza aiuto, un profondo senso di solitudine può pervadere quella persona o famiglia, e sembra difficile riuscire a sbarazzarsene.

La solitudine può avere molte cause, ma tante persone non si rendono conto che non sono tenute a convivere con essa: possono affrontarla e gestirla. La solitudine spesso si manifesta come un dolore interiore, un vuoto, una brama di affetto. Gli effetti secondari comprendono sensazioni di vuoto, di inutilità, di mancanza di scopo.

Sei “solo” nel senso di indipendente, solitario, riservato? O ti senti “solo” nel senso di desolato, abbandonato, demoralizzato perché ti manca compagnia? C’è differenza. È molto importante comprendere che, solamente perché sei da solo, non significa che tu debba essere solitario o isolato. Se è vero che non sempre è possibile evitare di rimanere da soli, vi è sempre una risposta alla solitudine. Molte volte la solitudine è la conseguenza di traumi o crisi risultanti dalla morte di una persona cara, da un divorzio o da una separazione. Quando accade qualcosa che ci fa realizzare che le cose non saranno mai più come prima, spesso lo viviamo come una crisi o un trauma, i quali possono produrre in noi un senso di solitudine e disperazione.

Come per una ferita in via di guarigione, il dolore potrebbe durare a lungo, ma la guarigione completa richiede un miglioramento giornaliero. Quando una ferita fisica stenta a guarire, significa che vi è un’infezione in corso che va curata. Credo che lo stesso valga per le ferite emotive: la parte emotiva di noi dovrebbe guarire proprio come quella fisica. Dio ci ha dato emozioni proprio come ci ha dato un corpo fisico, e ha provveduto al nostro ristabilimento emotivo in Gesù Cristo proprio come, in Lui, ha provveduto alla nostra guarigione fisica. Se è vero che potresti non smettere mai di sentire la mancanza della persona o della cosa che hai perso, non significa che dovrai sopportare un dolore e una solitudine permanenti.

Credo vi siano due cose che chi desidera sconfiggere la solitudine debba fare:

  1. Sappi che Dio è sempre con te. Nella Bibbia, Dio ci ricorda che è sempre con noi e che non ci abbandonerà mai (ved. Ebrei 13:5). La solitudine spesso suscita ogni sorta di domande a cui non è possibile dare risposta, quali: “E se rimango solo per il resto della mia vita? E se questo dolore che provo non passerà più? E se sorge un problema che non so gestire da solo?”. “E se… E se… E se…”. Le domande possono andare avanti all’infinito. Non riuscirai a rispondere a tutti gli “e se…” della vita, ma fintanto che saprai che Gesù è con te, potrai stare certo che Egli ha tutte le risposte di cui hai bisogno.
  1. Spingiti con determinazione verso una nuova vita. Non tutto nella tua vita è finito: solo una parte lo è. Una stagione è passata, ma un’altra può cominciare adesso, se tu sarai disposto ad attivarti. Non startene passivamente ad aspettare che qualcosa accada o che qualcuno bussi alla tua porta. Vai e fatti dei nuovi amici! Trova qualche altra persona sola e sii un amico o un’amica per lei. Raccoglierai quello che seminerai. Dio ti ricompenserà grandemente per l’amicizia che tu mostrerai agli altri.

Lascia che la tua solitudine susciti in te una compassione per altre persone sole, e decidi di fare qualcosa al riguardo!

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